La seconda vita del Furoshiki

Aggiornato il: feb 18

In questi ultimi anni il tema della sostenibilità è venuto attuale e necessario, così in Giappone hanno pensato bene di rispolverare un'antica tradizione, soppiantata purtroppo dopo la Seconda Guerra Mondiale dalla plastica: si tratta del Furoshiki.

Il Furoshiki non è altro che un pezzo di stoffa che viene piegato e annodato in vari modi a seconda della funzione: a volte diventa borsa, a volta imballaggio o contenitore, adattandosi agli oggetti che contiene con stile ed eleganza.

Con i Furoshiki di grandi dimensioni si avvolgono i futon o vengono usati come tovaglie, mentre con quelli più piccoli e preziosi a livello di materiali, ad esempio quelli in seta, vengono impiegati nella cerimonia del tè.

Ancora oggi i membri del parlamento giapponese trasportano i documenti in Furoshiki viola invece che nelle classiche cartelle, mentre le donne più anziane lo usano per andare a fare la spesa.

Il Furoshiki è una valida alternativa alle buste di plastica in quanto è riciclabile e riutilizzabile, riducendo così gli sprechi: nel 2006 il Ministro dell'ambiente giapponese ha presentato un Furoshiki ottenuto dal riciclo delle bottiglie PET, decorato con motivi tradizionali del periodo Edo, chiamato mottainai furoshiki, che in giapponese si potrebbe tradurre come "il dispiacere per qualcosa che è diventato rifiuto senza averne apprezzato appieno tutte le sue potenzialità."


Anche nella vicina Thailandia Artwork propone Furoshiki ottenuti dal recupero della plastica per dimostrare le potenzialità del tessuto e dei suoi molteplici utilizzi ed applicazioni.

©Artwork Furoshiki


Mentre The LinkCollective, un team con base in Giappone, produce tessuti Furoshiki basandosi su metodi di produzione tradizionale, ma adottando una grafica contemporanea grazie ad una rete di artisti e designer da tutto il mondo.

Questo ha permesso che antiche tecniche e specializzazioni non andassero perdute, in quanto, grazie a questa preziosa collaborazione, i Furoshiki vengono stampati a mano e cuciti da un'azienda a conduzione familiare con oltre 50 anni di esperienza.

Con un semplice pezzo di stoffa i giapponesi dimostrano come il loro gusto estetico di piegare, annodare sia diventato un'arte da conservare e tramandare di generazione in generazione, con un occhio di riguardo alla sostenibilità e alla creatività contemporanea.

©TheLinkCollective

©TheLinkCollective

© Martin Holtkamp


La riscoperta del Furoshiki ha coinvolto anche l'Italia: è nato Furo Chic, il porta schiscetta ideato dalla collaborazione tra Schisciando e AltriLuoghi, azienda di abbigliamento in cotone biologico. La collezione è un inno all'artigianalità italiana caratterizzata da due tonalità di colore naturale: quella del cotone, che non viene sbiancato né tinto, e quella della stampa in negativo mediante quadri serigrafici con tinte ricavate dal basilico - chiamata pasta al pesto, e dal peperoncino - penne all'arrabbiata. Il cotone è realizzato con un telaio storico con filo biologico, mentre la tela è prodotta Biella.

© Shisciando



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