Una tazza di tè con... Tato Architects

Aggiornato il: 2 giorni fa


Ritratto dell'architetto Yo Shimada
© Tato Architects

Oggi incontriamo Yo Shimada, fondatore dello studio Tato Architects. Seguiamo con passione i suoi progetti sin dagli esordi, ma è con House in Itami del 2012 (inserito nel nostro libro Japanese Contemporary House) che abbiamo avuto una folgorazione per il suo approccio progettuale.


Ammiriamo le sue distribuzioni degli spazi interni, privi di filtri, con una relazione continua ed armonica tra architettura e arredo, i quali si intersecano e a volte addirittura si invertono: così un mobile contenitore diventa anche parte strutturale ed integrante di una scala di collegamento, mentre una differenza tra livelli può essere utilizzata anche come seduta.

L’impiego del materiale metallico per la realizzazione delle strutture nei suoi progetti, nonostante appaia come una scelta completamente moderna, si rifà alla tradizione giapponese delle costruzioni in legno, carta e paglia: infatti le sue realizzazioni avvengono quasi sempre impiegando il sistema a secco, che implica una facilità e una velocità di montaggio che è proprio tipica delle costruzioni giapponesi.

Al centro di tutto: sempre e comunque le relazioni. Gli spazi generano un vortice di visuali infinite e sempre differenti tra architettura, arredo e abitanti, che amplificano le interazioni della vita quotidiana e connettono le parti con il tutto in una relazione continua al di là del tempo, ma ogni volta nuova e sorprendente.


La sua ideologia persegue un'architettura che abbia in primis la comprensione delle condizioni e dei vincoli della vita quotidiana, che esistono all'interno dei luoghi, delle diverse culture ma che si riscontrano anche nel corso della storia stessa dell'architettura.

"Siamo convinti che l'architettura sia un mezzo per cercare di amare l'ambiente e continuiamo la nostra ricerca per fare un'architettura che renda l'ambiente più attraente".

Iniziamo con la prima domanda per rompere il ghiaccio: come lo prendi il tè?

Bevo abitualmente caffè e tè giapponese, a volte bevo anche Matcha. Il caffè lo prendo solitamente al mattino e al pomeriggio, mentre mi concedo un tè giapponese la sera e il Matcha per le occasioni speciali.


Ad oggi quale ritieni essere il tuo lavoro più significativo e rappresentativo del tuo approccio progettuale? C'è un progetto che ritieni emblematico per raccontare chi sei?

Non riesco a restringere il campo ad un solo progetto, ma credo che House in Rokko (2011) e House in Miyamoto (2017) siano i miei lavori più rappresentativi.

House in Miyamoto_shinkenchiku_sha
©Shinkenchiku_Sha (tutti i diritti riservati) House in Miyamoto

Quale ritieni essere un progetto (di altri) determinante per il tuo percorso professionale? Chi ritieni essere il tuo maestro o un riferimento importante per il tuo lavoro?

Non sono stato influenzato dai miei insegnanti o mentori in quanto ho fondato il mio studio subito dopo essermi laureato in un’università d’arte, dove l’educazione architettonica non era molto popolare. Quindi mi lascio ispirare dall’architettura di tutto il mondo, che sia essa famosa oppure no.

Tuttavia sono naturalmente influenzato da quella generazione di architetti giapponesi leggermente più anziana di me, ovvero SANAA, Jun Aoki e Atelier Bow-Wow.


© Ken'ichi Suzuki (tutti i diritti riservati) House in Rokko

Quale ritieni essere la direzione per l'architettura giapponese della casa per il futuro?

I cambiamenti climatici, l'invecchiamento della popolazione, l'evoluzione delle nostre abitudini quotidiane dovute alla pandemia, quali mutamenti possono influenzare gli spazi dell'abitare per il domani e in che modo?

Anche prima del Covid-19 ero convinto che le case necessitassero di spazi semi-esterni come zone cuscinetto tra l’ambiente privato e quello comunitario. Fino ad ora gran parte del panorama abitativo giapponese è stato sovraffollato e tutte le funzioni, ad esclusione di quelle minime indispensabili, sono state scartate. Tuttavia, dopo l’esperienza del lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19, le persone hanno iniziato a considerare il fatto che le loro case avessero bisogno di uno spazio che desse loro la possibilità di avere un contatto graduale con l’ambiente circostante. Si sono sentiti a disagio negli spazi chiusi.

Credo che questo spazio cuscinetto semi-esterno, che può essere aperto o chiuso per gradi all’ambiente circostante, sia importante nella prospettiva post-Covid. Ma questo spazio diventerà ancora più importante nella necessità incombente di affrontare il cambiamento climatico.

Tato Architects 

1972 Born in Kobe Japan

1995 Graduate, Kyoto City University of Arts

1997 Postgraduate, Kyoto City University of Arts

1997 Established, Tato Architects

2016 Visiting Professor, Kyoto University of Art and Design


add: 2-13-23, Kitano-chou, Chuou-ku, Kobe, Hyogo, Japan mail: info@tat-o.com URL: http://tat-o.com/

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